Se FAI il gay DEVI ESSERE gay?

DISCLAIMER: IN QUESTO COMMENTO SI PARLA DI TV E CINEMA, NON DI TEATRO, CHE SEGUE REGOLE MOLTO DIVERSE.

Nell’aprile 2022, dopo l’uscita dello splendido film di Jane Campion Il potere del cane, erano scaturite diverse polemiche a partire da alcune affermazioni dell’attore western Sam Elliott. Quest’ultimo parlò malissimo del film. Disse che più che una pellicola western sembrava “un ritrovo di spogliarellisti” , “un cumulo di merda” e “un mucchio di stronzate”, e si lamentò che il personaggio principale fosse fastidiosamente omosessuale. Insomma, non gli sembrava un vero western, quello.

Peccato che Il potere del cane parli di omosessualità, sia tratto da un romanzo che parla di omosessualità, scritto da un autore omosessuale, Thomas Savage. Quest’ultimo ha avuto una vita densa di problematiche e molto difficile a causa della sua mai avvenuta autoaccettazione. Ed egli stesso si è raccontato molto attraverso Phil, protagonista represso e tormentato, nel film interpretato da Benedict Cumberbatch. Jane Campion si comportò come la grande professionista che è sempre stata e rispose a tono a Sam Elliott, che fu costretto a scusarsi pubblicamente. Risi tantissimo ripensando a quest’uomo, quando l’anno successivo Pedro Almodovar fece uscire il suo Strange Way of Life, mediometraggio che racconta di due cowboy amanti. D’altronde – e non lo dico io, lo dice Vito Russo che sicuramente era più esperto di me – il genere western in realtà è sempre stato fortemente a sottotrama gay (platonica o meno) e oggi non possiamo negare un’analisi più accurata e obiettiva a film come Il fiume rosso di Howard Hawks o lo stesso Butch Cassidy di George Roy Hill. Ma questo è materiale per altri articoli.

Dicevo, tutto tacque fino all’estate 2022, anche se qualcosa già serpeggiava nell’aria. Su Il potere del cane, candidato agli Oscar, c’erano alcune perplessità e i riflettori erano tutti su Cumberbatch e il giovanissimo co-protagonista Kodi Smit-McPhee. Già da allora entrambi erano impegnati rispettivamente con Sophie Hunter e Rebecca Phillipou.

In occasione dei suoi 66 anni, Tom Hanks venne intervistato e chiamato a rispondere di Philadelphia di Jonathan Demme:

[…] Oggi sarebbe possibile per un etero fare quello che ho fatto io in Philadelphia? No, ed è giusto così. […] Una delle ragioni per cui la gente non aveva paura di quel film era che io interpretavo un uomo gay. Ora abbiamo superato tutto questo, e non penso che la gente accetterebbe come autentico un uomo eterosessuale nel ruolo di un gay. Non è un crimine, non ci si deve lamentare se oggi la gente pretende qualcosa di più dal cinema in termini di autenticità. […]

Da Il Corriere della Sera, Hanks compie 66 anni. La lezione di Tom: «Ecco perché non farei più Philadelphia di David Marchese

Il mondo esplose: è giusto che gli attori etero interpretino personaggi gay? E se non è giusto, allora gli attori gay dovrebbero interpretare solo ruoli gay?

Bene, proprio dopo Il potere del cane, quando ripresero elucubrazioni sulla vita privata di Benedict Cumberbatch – sembravano concluse dal periodo di BBC Sherlock – , lui disse la sua:

[…] Il film non è stato fatto senza pensarci. Mi sento anche un po’ come se… perché questi sentimenti devono essere resi pubblici? Dobbiamo spiegare tutti i nostri momenti privati ​​nella nostra storia sessuale? Non credo. […]

Da Gay.it, Benedict Cumberbatch e gli attori etero che interpretano personaggi gay.

Cumberbatch è infatti eterosessuale ma ha interpretato tantissime volte personaggi gay come nei casi non solo di Phil, ma anche di Alan Turing e dello stesso Sherlock Holmes.

Già mesi prima, quando parlava Elliott, la polemica era nell’aria. A marzo si era infatti già pronunciato in merito Sir Ian McKellen:

Quindi non mi sarebbe permesso esplorare l’affascinante tema dell’eterosessualità in Macbeth? Certo che no. Stiamo recitando. Stiamo fingendo.

Da Gay.it, Ian McKellen: “Anche gli attori etero devono poter interpretare ruoli gay”.

McKellen è infatti uno degli attori shakespeariani più importanti di sempre e fece coming out nel 1988. Parlerò presto di un film del 1997, Bent, tratto da una pièce di Martin Sherman e interpretato da Clive Owen. Il personaggio di Owen, Max, è un omosessuale durante il Terzo Reich e nel 1977 – anno di debutto dello spettacolo teatrale – era stato interpretato da McKellen stesso. Nel film McKellen appare come zio di Max, Freddie, anch’egli omosessuale non dichiarato. McKellen lodò l’interpretazione di Owen, attore eterosessuale.

Certo, capisco le argomentazioni, ci sono casi e casi, e non riguardano solo gli interpreti che fanno parte della comunità LGBTQIA+. Ai tempi dell’orrido Biancaneve di Webb fui molto d’accordo con Peter Dinklage che non capiva perché creare dei nani col CGI, quando esistono tantissimi attori reali che avrebbero potuto interpretarli. Questo caso è evidente tanto quanto quello etnico: sappiamo che, SE si hanno pretese di accuratezza storica – quindi NON è il caso né dell’Odissea né di cose come Bridgerton o La Sirenetta – , i personaggi ispanici (ad esempio) devono preferibilmente andare ad attori ispanici. Ma anche qui la questione è più complessa di così.

Un altro caso meno evidente e spesso discusso, è quello legato a personaggi e interpreti trans e fluidi. Io personalmente non trovo sia necessario dare per forza personaggi trans a persone trans per includerli maggiormente nell’industria: dal momento che siamo tutte persone con più o meno talento, questi professionisti dovrebbero essere inclusi a prescindere, in base al ruolo per cui sono adatti e in cui funzionano. Ecco perché a me dell’identità di genere di Elliot Page relativamente al Sinone dell’Odissea di Nolan, non importa niente. Page come Sinone ha funzionato benissimo, questo è importante. Poi certo, se trovi talento e massima corrispondenza tra interprete e personaggio, fai centro: è il caso di Yasmin Finney per Heartstopper, di Jamie Clayton per Sense8, o di Nava Mau per Baby Reindeer. Ma anche di questa faccenda bisogna parlare separatamente. Per lo stesso motivo escluderò per il momento – dal discorso l’argomento bisessualità e quello “attrici lesbiche-ruoli etero VS attrici etero-ruoli lesbici”.

Con etero e gay che si fa? Beh, c’è ancora molta strada da fare con questa storia, e a poco servono gli infiniti nomi di attori etero che hanno interpretato egregiamente ruoli gay: Daniel Day-Lewis in My beautiful laundrette; Gary Oldman in Prick up your ears; Ewan McGregor in Velvet Goldmine e in I love you, Phillip Morris; Steve Buscemi in Parting Glances; Josh O’Connor in God’s own country e The history of sound; Tony Leung Chiu-Wai in Happy together; Colin Firth in A single man; Hugh Grant in Maurice e Glass Onion; Leonardo Sbaraglia in Plata quemada e Dolor y gloria… lo stesso Antonio Banderas, che in Philaldephia interpretava il compagno di Tom Hanks, è un interprete quasi fisso nella filmografia di Almodovar.

Negli ultimi anni abbiamo avuto numerose prove anche del contrario, ovvero che ci sono attori gay che in ruoli etero funzionano benissimo: Jonathan Bailey in Bridgerton; Andrew Scott in Fleabag; Rock Hudson in qualsiasi film abbia fatto; Neil Patrick Harris in How I met your mother; Jim Parsons in The Big Bang Theory; Wentworth Miller in Prison Break

Se ne può evincere solamente una cosa, e cioè che un attore è un attore, il mezzo fisico per raccontare vite e storie. Ragazzi, sul set si muore, figuriamoci se non si può essere gay o etero. La conditio sine qua non per interpretare X non è ESSERE come X, ma saperci diventare.

E quindi, quando il dilemma sembra essersi risolto, ecco che inizia LA fatidica indagine che in realtà cela una risposta al primo dilemma. La verità è che quando sei troppo bravo alla gente vengono i dubbi: mica sarai ancora nell’armadio? Mica nascondi qualcosa a tua moglie o alla tua ragazza?

Se cerchi di capire a tutti i costi cosa avviene nel privato della star, significa che inconsciamente non accetti tutto il discorso di cui sopra. Un attore non può essere semplicemente bravo, bensì deve “star nascondendo la verità al mondo, verità che comunque viene sempre a galla, perché non è possibile che lui sia COSÌ bravo!“.

“Questo personaggio è troppo reale!”

“Vero? Sai che lui in realtà è etero?”

“Non è possibile! Si vedrebbe. Dev’essere segretamente gay.”

“No, ha detto di essere etero e sposato, è solo bravo.”

“Sì, sì, certo. Ti dico che è fatto troppo bene per essere finto!”

Questo perché fondamentalmente non conosci i meccanismi della recitazionerecitare non è solo un’Arte, è un mestiere – e non sai che un bravo attore impara a uscire da sé stesso. In realtà tutto questo commento tratta dello stesso problema.

Ecco perché il pubblico e la stampa hanno il vizio di braccare le star dello showbiz per sapere quanto personaggio e interprete abbiano in comune. Ed è una pratica diffusissima nel nostro secolo, soprattutto a causa dei social. Davvero, dev’essere terribile per chi la vive da vicino. Un giorno parlerò del fandom nella Storia, anche per dimostrare che le frange estremiste sono sempre esistite anche in questo ambito, ma adesso voglio chiudere con dei ricordi spiacevoli.

Molti di noi ricordano chiaramente i rumors eccessivi e inopportuni attorno a Armie Hammer e Timothee Chalamet, o la perquisizione infinita a cui Harry Styles viene sottoposto dai tempi degli scandali Larry Stylinson. Kit Connor, interprete di Nick in Heartstopper, è stato costretto a fare coming out come bisessuale perché la sua riservatezza stava venendo interpretata come queerbaiting per promuovere la serie. Quando è successo, anche questo nel 2022, Connor aveva solo 18 anni e una carriera all’inizio. Questa pratica ossessiva oggi tocca anche chi ha lavorato alla recentissima Heated Rivalry: Hudson Williams che riceve pacchi e lettere minatorie, Francois Arnaud e Connor Storrie che atterrano e vengono assaliti da gente invasata.

SONO ATTORI. Loro, per interpretare un personaggio, STUDIANO.

Se sono gay, non sono affari nostri. Se sono etero, non sono affari nostri. Se iniziano una relazione tra loro, non sono affari nostri. Se non ci vogliono dire niente, non sono affari nostri.

Oggi che la mascolinità sta venendo studiata e aperta a nuovi orizzonti e declinazioni diverse, non possiamo più permetterci situazioni di questo tipo. Se Elliot Page che fa Sinone ti disturba, ha ragione Whoopi Goldberg: NON LO GUARDARE! Ma sappi che lui resta dov’è. E nel film funziona.

Quindi no, non devi essere gay per interpretare un gay: devi essere bravo e giusto per quel ruolo.

Chi sei veramente, sono affari tuoi. Non miei, non nostri.

Lasciamo in pace la gente. E non parliamo di cose che non conosciamo.

Lascia un commento