Insostituibili – PEPPINO IMPASTATO

La mia seconda casa è un liceo che porta il nome di Antonio Gramsci. Oggi sono 48 anni dall’omicidio di Peppino Impastato.
E il nesso dov’è?

Al liceo scrivevo per un progetto nazionale organizzato da una grande testata giornalistica (di cui non farò il nome dato che solitamente non condivido il suo operato) grazie alla mia professoressa di italiano, donna illuminata, che dava e dà tutt’oggi molta importanza all’espressione e all’analisi.

Per un anniversario di questo tipo pubblicai un articolo che si intitolava “Peppino Impastato mi ha insegnato a parlare”. Lo riporto qui sotto con qualche taglio:

Se ad un appassionato di cinema parli di Peppino Impastato, quello pensa immediatamente a "I Cento Passi" di Marco Tullio Giordana.
[...] Questo film spiega come, nonostante la giustizia, nonostante la civiltà, nonostante le ribellioni, la mafia sia riuscita ugualmente a segnare l'Italia inesorabilmente. A cercare di plasmarla a sua immagine e somiglianza. È la storia di un uomo che non solo ha usato il coraggio, ma ha anche fatto tutto quello che poteva per riuscire a smuovere (e quindi a salvare) il suo Paese. Ed è grazie a gente come lui se oggi possiamo, DOBBIAMO, parlare anche noi. Perché bisogna combattere nel concreto, dato che il problema non è affatto risolto.
Gli anni degli attentati in pieno giorno sono fortunatamente quasi passati, è vero, ma il male resta e sa essere l'ombra di figure di cui nemmeno sospettiamo.
Cosa sono cento passi? Niente.
Segnano una brevissima distanza, sono l'evidente dimostrazione di quanto effettivamente distiamo dal Male. Cento passi. Dal Bene magari. Cento passi. Le strade sono due, decidiamo noi dove andare.
[...]
Un italiano dovrebbe vederlo e rivederlo, perché non è solo un film, è la vita di un uomo che l'ha sacrificata per il bene della giustizia.
La storia di Peppino Impastato è una storia che insegna a parlare, anche e soprattutto quando le cose si mettono male e diventano pericolose.

Impastato era uno che amava veramente la vita, era uno che non sopportava l'ingiustizia. Impastato amava la sua terra e non ha permesso che si tacesse su essa.
Lui, più di tutti, mi ha insegnato a parlare.
[...] Non dimentichiamo il passato, non dimentichiamo chi l'ha cambiato senza paura, con l'onestà.
Nel film Tano Badalamenti, interpretato magistralmente da Tony Sperandeo, dice: "Con questo caffè siamo pari."
E invece non è vero.

Ecco, ieri ero a Palazzo San Lorenzo, a Roma, per la proiezione de I cento passi in presenza di Marco Tullio Giordana. Un evento molto emozionante, oltre che arricchente vista la generosità del regista nel dibattito. Quel film lo so a memoria, sono cresciuta insieme a lui, ma vederlo in sala con altre persone lì, vive e vibranti come me, è stato Altro. Eravamo tutti insieme.

Il nesso col mio liceo non è però il mio articoletto di qualche anno fa, ma l’uscita dell’ultimo numero 2025-2026 di Lettere dal Gramsci, il mensile che gli studenti della scuola dove studiavo hanno messo su proprio quest’anno.
Il numero è uscito oggi, a 48 anni dal tentativo inutile di cancellare un uomo con la sua Idea.

L’uomo è morto, ma la sua Radio esiste ancora e ha tantissime forme diverse.

Questo giornalino scolastico non è solo un pezzo di carta ben impaginato che viaggia da una classe all’altra e da uno smartphone all’altro, è un atto di Resistenza. Un modo per (ri)animare la scuola, far sentire la propria voce, condividere cultura. Son certa che iniziative come queste esistano in molte altre scuole in Italia e ne sono felice, ma parlo di questa perché l’ho vista nascere.
L’ho vista frullare nella mente dei ragazzi brillanti che l’hanno plasmata prima ancora che ci accorgessimo della sua presenza.
Lettere dal Gramsci è il risultato in continua crescita di un pensiero critico, della potenza della Parola, dell’eredità che persone come Gramsci stesso e Peppino Impastato hanno lasciato nel nostro Paese.
Quindi GRAZIE ragazzi, continuate a scrivere e a moltiplicare le unità in redazione. E se sei qui e studi al Gramsci o in qualche altro liceo di Olbia, vai a leggere i tuoi compagni perché parlano anche con e di te.

Peppino Impastato si è messo contro la sua stessa famiglia, contro suo padre, pur di dire la verità. Come diceva ieri Giordana, “con la sua intelligenza sarebbe potuto diventare un capo dei capi all’interno della mafia” .
Ma ha scelto di dire la verità, quindi l’hanno ucciso.

Il secolo che stiamo vivendo è buio e questa storia deve avere ancora il potere di svegliarci, di scrivere e di parlare. Ciò comporta delle conseguenze, è vero, ma ne avremmo di più se tacessimo.

Quindi i perché dell’Arte, dell buon giornalismo, dell dibattito, della lotta, dell’Amore, della Scuola fatta per bene. Il principio di RADIO AUT può vivere ancora in tutte queste forme.

Per questa dolce coincidenza legata all’uscita del numero, oggi inauguro un ciclo di pezzi sugli INSOSTITUIBILI che hanno segnato la mia vita e quella di migliaia di persone. E il primo ovviamente è lui.

Grazie per avermi fatto capire la forza dell’Espressione e della Lotta, la quale cos’è, se non un atto d’Amore per il mondo e la sua gente?

Quarantotto anni che Peppino Impastato NON è morto.

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