Questa Scuola NON è un’azienda

Voti in blu, voti in verde, voti in rosso, valutazioni scritte, scrutini, CDC, GLO, collegio docenti, prove parallele, prove INVALSI, registro elettronico, compito in classe, verifica, esercitazione, lezione frontale, flipped classroom, viaggio d’istruzione, richiamo, annotazione, nota disciplinare, sospensione, espulsione, colloqui, PON, accesso agli atti, verbale, segretario verbalizzante, coordinatore, DSA, H, BES, differenziata, semplificata, COMMA 3…

Di cosa parliamo? Esatto, di Scuola, anche se certe sigle sembrano nomi di robot di Guerre Stellari.

Io sono del 2005, quindi provengo da una Scuola in cui si imparava il corsivo, in cui nelle fotocopie della maestra c’erano ancora i problemi in lire, in cui si usava la penna rossa e si scriveva “Bravissima!” sotto i compiti a casa.

Fortuna che ero “Bravissima!”, io e quelli come me.

Una volta sola presi un “Non ci siamo!” e fu quando non capivo gli esercizi allo specchio e i termini orario e antiorario. Maledette destra e sinistra. A me non fece niente quel “Non ci siamo!” – fidatevi che era peggio non sapere mai il verso delle cose – ma ad altri rodeva molto quando lo prendevano.

Oggi non so esattamente come funzioni alle elementari, ma so sicuramente come funziona dalle medie in su.

Se al liceo si entra davvero nel vivo delle nevrosi da performance, alle medie si può già avere un assaggio. Oggi porrò delle domande che metteranno probabilmente in luce il gioco di priorità, ma prima dovete sapere che esistono dei calcoli e delle statistiche che ogni anno controllano la percentuale di iscritti, promossi, bocciati e licenziati dalle scuole italiane. I DS – scusate, abitudine: Dirigenti Scolastici! – controllano queste statistiche. E a volte non sono proprio felici dei numeri dei propri plessi.

Ecco perché i voti a fine anno lievitano all’improvviso, o vi danno per spacciati e poi non vi bocciano. Per questo. Perché per certi capi – chiamiamoli così, come se non avessero un volto – ci sono cose più importanti della vostra formazione.

Domanda uno: è più importante non bocciare nessuno in una terza media e mettere addirittura qualche 10 un po’ spinto, oppure evitare che qualcuno che non è pronto finisca alle superiori senza un minimo di preparazione?

Ovvio, per il nostro sistema. La prima. Ecco perché:

  • Punto uno: se non bocci nessuno è una vittoria agli occhi delle statistiche. Significa che tutta la classe ha raggiunto il livello accettabile per licenziarsi e che quindi il meccanismo ha funzionato. Che poi magari non sia vero, questa è un’altra storia.
  • Punto due: vuoi mettere l’orgoglio di permettere ai tuoi ex studenti di andare al liceo e dire “Sì, esatto. Sono uscita con 10 dalla Trullalleru Trullallà!”.
  • Punto tre: i genitori degli infanti alle elementari sentono queste gloriose notizie e pensano “Oh, ma che bravi questi della Trullalleru Trullallà! Iscriviamo il bambino lì e siamo in una botte di ferro!”.

Più licenziati a pieni voti, più prestigio, più iscritti, più giro… bla bla. E tanta competizione tra scuole della stessa città. Tipo le aziende dei telefoni, o delle automobili.

La mia scuola è più performante della tua! I miei ragazzi vincono i Giochi Matematici ogni anno!

“Di pomeriggio facciamo i corsi di preparazione al latino – un giorno spiegherò perché secondo me il latino alle medie è inutile, soprattutto fatto come lo vorrebbe fare Valditara – ! Noi siamo migliori!”

“Macché! Meglio noi! Di pomeriggio facciamo un corso per riciclare le pile scariche!”

Domanda due: è più importante puntare su questo, o su una didattica più funzionale in classe?

Bello eh, saper ricaricare le pile con la forza del pensiero. Ma anche capire cosa sia un diritto umano sarebbe bello.

A livello culturale, quello che stiamo vivendo è per l’Italia un momento molto buio. Abbiamo un ministro che colleziona figuracce e il cui maggior pregio è l’incompetenza, che nella Terra dei Cachi ripaga sempre.

La Scuola non funziona a dovere, questo è un altro fatto.

Non funziona perché si è convinti che i diritti umani si insegnino con qualche modulo di Educazione Civica. Che il rispetto si insegni facendo i cartelloni il 25 novembre, o il 27 gennaio. Che i valori si trasmettano con qualche brano antologico.

Il problema è che la Scuola si concentra sulle cose inutili e non ragiona secondo necessità. Il problema è che quelle cose inutili che rendono la Scuola un’AZIENDA sono le stesse che le danno i numeri per sopravvivere al sistema.

Ve lo dico, tendenzialmente a molti ragazzi non frega niente di niente. Probabilmente i tre quarti delle cose che dite, a loro non interessano.

Domanda tre: non capite che è inutile che un ragazzo vi sappia fare le espressioni bendato, che giochi a basket magnificamente, o che conosca la geografia del mondo a memoria, se poi insulta un suo compagno e lo chiama FR0CI0? Se poi vede una sua compagna e le dà della TR0IA? Se poi fuori bullizza i suoi compagni, o si comporta in modo disonesto?

Capisco bene che la Scuola non è il luogo in cui tutte queste malvagità si debbano esaurire, perché la componente giocata dal contesto famigliare e sociale è grande. Ma la Scuola è un’ istituzione, NON è un’azienda.

Brava, Gianpancrazia! Hai diplomato con 100 una ragazza che ti sa calcolare perfettamente la traiettoria compiuta da un missile sputato da Plutone verso Giove! Complimenti per avere stanato un talento che adesso andrà all’università e non saprà scrivere in italiano, sarà sleale coi colleghi e continuerà a marciare gloriosamente con la sua ignoranza crassa!

Complimenti anche a te, Piercornelio! Quel ragazzino che con te in palestra era bravissimo… te lo ricordi? Quello che all’esame ha fatto scena muta perché per tre anni aveva scaldato la sedia… non te lo ricordi? Vabbè, si è diplomato l’anno scorso. In che senso, come? Copiando!

Se a fine partita in una classe vengono bocciate cinque, sei persone, non va bene. Se fai questa cosa qua, il Ministero fa affiggere all’entrata della scuola un cartello che dice IN QUESTA SCUOLA CI SONO SOLO SOMARI, TALMENTE TANTO CHE SIAMO COSTRETTI A BOCCIARLI.

Certo, perché la bocciatura è una punizione. Il “Non ci siamo!” è una punizione, il 3 è una punizione.

Questa Scuola è punitiva e ipocrita allo stesso tempo, è incredibile. Contribuisce ogni giorno a rafforzare una mentalità disfunzionale riguardo l’istruzione e la performance.

Si fa confusione, cambiano valori e priorità, e all’improvviso ti ritrovi con Mario Rossi che all’interrogazione prende sempre 8 e ti fa il bel compitino.

Ma ha studiato a memoria, non ha capito niente…

Eh ma sapeva tutto! Mica come Mario Bianchi, che mi ha detto solo tre cose!

Ma Mario Bianchi è dislessico, ci ha messo tutto il pomeriggio per capire bene quelle tre cose. Quelle tre cose oggi sono una vittoria.

Insomma, cara Scuola. Non hai vinto:

  • se scrive come un poeta dell’800 ma non rispetta i suoi compagni;
  • se ti ripete a memoria tutta la storia del mondo ma non l’ha capita;
  • se è un genio delle scienze ma non conosce le emozioni;
  • se non l’hai bocciato solo perché non avevi più voglia di vederlo;
  • se suona come Mozart ma bullizza gli insegnanti;
  • se fa i disegni contro la violenza sulle donne, il 25 novembre, e poi dice alla fidanzatina come si deve vestire e con chi deve parlare.

… e così via.

Fintanto che il voto e la performance fine a sé stessa saranno il metro per valutare i ragazzi. Fintanto che le lezioni saranno sempre uguali e sempre nozionistiche. Fintanto che i ragazzi sentiranno la scadenza come unico motore. Fintanto che non insegneremo loro il pensiero critico. Fintanto che non aiuteremo i ragazzi a trovare la propria strada, e non a seguire quella più facile o prolifica. Fintanto che tutte queste cose accadranno, non potremmo migliorare come società.

Tornerò su questi argomenti, perché io nella Scuola come istituzione che ti forma come PERSONA, ci ho sempre creduto. Anche se odiavo i voti, le interrogazioni, certe dinamiche… ci ho sempre creduto. E non posso non rimanere indignata da quello che accade ogni giorno in tutto il Paese.

Cara Scuola, la mia domanda finale è: stai crescendo CITTADINI o MACCHINARI?

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